Originaria della Val Brembana, bolognese d’adozione, ama cercare tra le trame della materia, entusiasta delle possibilità di trasformarla, di inciderla, di fletterla, di scolpirla, di disegnarla, e di farsi portare.

Ad occhi chiusi lasciare che le forme si incrocino liberamente, ritrovarle su un foglio o nella pietra, cercando di trattenere quella qualità liquida della percezione. In questo senso l’arte è un atto intimo e di condivisione dei propri paesaggi di senso, contatto.

Mio nonno era minatore e nel tempo che aveva per sé scolpiva il legno. Ho negli occhi da sempre un suo splendido San Giorgio e il drago. Credo di aver ereditato, pur senza averlo mai conosciuto, lo stesso bisogno di dare un corpo alle visioni, staccarle dallo sfondo dei propri pensieri.

 

 

 


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